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Non abbandonarmi

Cane abbandonato

non abbandonarmi

Tantissimi cuccioli, che siano cani, gatti, o altri animali, vengono abbandonati sul ciglio della strada e, purtroppo, questo non è un fenomeno tipicamente estivo (anche se di entità maggiore in questo periodo) ma avviene durante tutto l’anno.

Qualcuno pensa che abbandonare un animale, quando non si ha più la voglia o la possibilità di occuparsene, sia quasi dargli un’opportunità di farsi un’altra vita… È invece solo un modo per assolvere la propria coscienza, convincendosi che qualcun’altro lo prenderà e lo accudirà. In realtà il cane o il gatto o altro animale quasi sicuramente morirà per la mancanza di cibo ed acqua, sotto un sole fortissimo o sotto le ruote di un autoveicolo… quindi, abbandonarli è crudele e disumano!!!

E’ altrettanto crudele l’indifferenza: Se si assiste a un caso di abbandono o di maltrattamento è bene segnalarlo alle autorità giudiziarie (Carabinieri/Polizia di Stato/Corpo Forestale/Polizia Urbana o Veterinari ASL), perché abbandonare gli animali è un reato: infatti, grazie alla legge 189 del 2004, chi uccide o abbandona o anche solo maltratta un animale rischia il carcere fino a 3 anni.

Non condannare a morte il tuo gatto o il tuo cane, abbandonandolo …. puoi portarlo con te.

In Italia sempre più strutture accolgono gli amici a 4 zampe. Dedica mezz’ora del tuo tempo alla ricerca di queste strutture su internet.

Infatti, indirizzi per affidare in tutta sicurezza i vostri cuccioli si possono trovare oltre che dai veterinari, presso le ASL locali e nei negozi specializzati (negozi pet, toelettatori, ecc.), nonché sulle Pagine Gialle alla voce “animali domestici – pensioni”. Infine, non mancano i riferimenti on line:

L’abbandono è un crimine e chi abbandona un animale commette un reato. Se assisti a un caso di abbandono fai sentire la tua voce, e denuncia alle autorità giudiziarie (Carabinieri, Polizia di stato, Corpo Forestale, Polizia locale o veterinari ASL) i colpevoli di tali atti. Contribuirai a far applicare le sanzioni previste dalla legge e a fermare gli abbandoni.

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Cani poliziotto cercano casa

Cane polizia di stato

Cane polizia di stato

Cercano una nuova famiglia. Sono sette cani-agenti risultati non idonei per l’unità cinofila della Polizia di Stato e che ora aspettano di essere adottati. Sono sei labrador e un pastore tedesco. Tutti giovani sani (non presentano alcuna patologia) e pronti a scondinzolare per un nuovo padrone.

Tinker, Taz, Baku, Petra, Rhua, Denise e Argo II°. Questi i nomi dei cani, tra i 12 mesi e i 7 anni, che aspettano di traslocare e iniziare una nuova vita. Dei sei labrador, tre sono maschi e sono caratterizzati dal mantello nero. Mentre le rimanenti femmine sono color miele. Maschio è anche il pastore tedesco.

Sul sito della Polizia di Stato si trovano le schede e le foto di ciascun esemplare. Tra i dettagli anche un profilo caratteriale. Semplice la pratica di adozione per gli aspiranti ‘genitori’: basta compilare un modulo (reperibile sul sito della Polizia di Stato) e inviarlo con una raccomandata al Centro di Coordinamento dei Servizi Cinofili di Nettuno. La consegna può avvenire anche a mano o via fax ala numero 06/985623317.

Fonte: Adnkronos

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Nel 2009 rapiti 30mila cani di razza

mastino(Apcom) - Oltre 30mila cani di razza in Italia sono spariti nel 2009: i dati sono basati sulle segnalazioni e le denunce arrivate allo sportello animali di Aidaa e segnano un incremento di circa l’13 % sullo stesso dato del 2008, quando a essere ‘rapiti’ furono 26.000 cani.

Un business, quello dei rapimenti di cani pregiati, da oltre 18 milioni di euro all’anno. In testa alla classifica delle sparizioni di cani di razza ci sono la Toscana (21%) seguita dall’Umbria con il 16% e subito dopo l’Emilia Romagna con il 13% delle sparizioni denunciate. A seguire Veneto (8,6%), Lombardia, (7,9%) Lazio (5,9%) e Piemonte con il 5,6%.

In particolare i cani scomparsi e rapiti sono in giovane età e si tratta di cani destinati alla ricerca dei tartufi o di cani da caccia, ma sono in aumento anche i rapimenti di cani di razza pregiata di piccole dimensioni che complessivamente si attestano attorno ai 5.000 casi, l’anno con un incremento del 22% rispetto all’anno precedente quando complessivamente le segnalazioni raccolte furono poco meno di 4.000. Le razze predilette dai rapitori sono specifiche e, in particolare per quanto riguarda i cani da tartufo, vengono prediletti i pointer, il kurzaar, il bracco ungherese ed alcune razze da cerca e riporto come lo springer spaniel ed il cocker spaniel inglese.

Per quanto riguarda i cani da caccia, le razze predilette sono quelle del segugio maremmano, tutti i cani delle razze setter e il bracco italiano. Da una stima fatta insieme ad alcuni allevatori di razze canine il giro di affari derivato da questi rapimenti e delle relative cucciolate si aggira ogni anno sui 18.000.000 di euro.

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Umbria: contributo per chi adotta un cane

Cavalier King Charles Spaniel

Cavalier King Charles Spaniel

L’assessorato ai servizi sociali del Comune di Montefalco ha predisposto un fondo per i residenti che decidano di adottare un cane.

“Si tratta di un’iniziativa introdotta per la prima volta da questa giunta comunale – spiega l’assessore Pierluigi Curi – volta a dare un sostegno economico diretto a chi decida di prendersi cura di un animale“.

Per ogni cane adottato, di età inferiore ai sei anni, sarà infatti elargito un contributo annuo di 300 euro per tre anni, che salirà invece a 350 euro annui per animali di età superiore ai sei anni, sempre per lo stesso lasso di tempo.

L’iniziativa ha riscosso da subito un grande successo – continua l’assessore – tanto che stiamo valutando anche l’ipotesi di modificare il regolamento in modo da estendere tale facoltà a tutti i cittadini residenti nel territorio dell’Unione dei Comuni.

In questo modo contiamo di venire incontro alle esigenze del canile, degli animali che possono finalmente trovare una casa e di tutti coloro che hanno la possibilità di accogliere un animale, aiutandoli concretamente soprattutto in questo periodo di crisi”.

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Così il cane eroe ha salvato il padroncino in culla

King Charles SpanielSta giustamente facendo il giro del web, in tutto il mondo, la ripresa amatoriale di mamma orsa che, per salvare il piccolo rimasto bloccato sulla sommità di un albero, si arrampica sul ramo sottile della pianta che cede sotto il suo peso, liberando il cucciolo troppo temerario e intraprendente. Sono passati solo pochi giorni dalla presentazione del manifesto «La Coscienza degli animali», ideato dal ministro del turismo Michela Brambilla assieme al professor Umberto Veronesi e già numerose persone, più o meno famose, vi hanno aderito, chi partecipando direttamente all’evento (il nostro direttore fra questi), chi semplicemente compilando un semplice modulo d’adesione cliccabile su internet.
Lo scopo ovviamente è quello di restituire agli animali quello che legittimamente gli appartiene e che, in passato, filosofi e scienziati di chiara fama hanno tentato di negargli: la capacità di sentire emozioni, di processare informazioni e di compiere azioni che talvolta sembrano cozzare con l’atavico istinto di conservazione facendo emergere una coscienza che non può più essere negletta. Difficile spiegare i numerosi episodi che vedono cani o altri animali salvare persone senza attribuirgli una vera e propria coscienza.

È il caso di Millie, un King Charles Spaniel di quattro anni che dormiva beatamente vicino alla culla di James, il suo «padroncino» di 18 mesi, che sembrava dormire serenamente. La mamma Beverly, una 33enne di Wetherby nello Yorkshire, stava facendo dei lavori di casa quando la sua attenzione è stata attratta dall’abbaiare forsennato e inusuale di Millie, prontamente redarguita perché rischiava di svegliare il piccolo. Ma Millie ha continuato ad abbaiare e a saltare accanto alla culla, fino a mettere le zampe sul divano molto vicino alla testolina del piccolo.

È bene sapere che il King Charles, una sorta di Cocker con il muso più appiattito, molto comune in Gran Bretagna e purtroppo poco frequente nel nostro paese, è un cane di che viene definito con tre aggettivi: tranquillo, discreto, affascinante. Quell’abbaiare insistito e quell’affannarsi attorno alla culla erano decisamente fuori luogo, tanto che Bev. si è avvicinata alla culla e, osservando attentamente il piccolo James, si è accorta che, non solo dormiva ancora, ma non respirava affatto. Per fortuna non si è persa d’animo e ha cominciato a massaggiare il petto e il pancino del figlio, quasi incoraggiata dall’abbaiare di Millie.

E James è sopravvissuto a quella che i medici chiamano sinteticamente «morte nella culla», una sindrome che si manifesta con l’improvvisa cessazione del respiro e la conseguente morte improvvisa del neonato. Ora Beverly e il suo compagno Darren, vegliano notte e giorno James cui è stata diagnosticata un’apnea da sonno.

Millie invece è stata scelta come partecipante alla finale del «Dog Trust Awards 2010», premio offerto ai cani che hanno mostrato particolare coraggio in situazioni critiche.
Non tanto tempo fa un episodio simile è accaduto vicino a una baraccopoli di Buenos Aires, dove la cagnetta China (letteralmente «sassolino») ha spinto delicatamente un neonato di pochi giorni abbandonato fino alla sua cuccia, accudendolo assieme ai cuccioli che aveva appena partorito. Il proprietario di China ha avvertito la polizia, appena visto lo strano «ospite» tra i cuccioli della cagnetta. China non avrà alcun premio, solo un paio di carezze del padrone. Poi, qualcuno si chiede ancora se hanno una coscienza.

Fonte: ilgiornale.it

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Cimurro dei cani

Cane

Cane

Il Cimurro è una malattia altamente contagiosa e spesso fatale. I cani che sopravvivono all’infezione virale iniziale possono presentare danni neurologici permanenti.

Il cimurro non ha cura, solo prevenzione. I sintomi sono molteplici: si parte di solito da quelli delle vie respiratorie e/o cutanee (febbre, apatia, rifiuto del cibo, congiuntivite con lacrimazione e formazione di croste, scolo nasale, secchezza del tartufo e dei cuscinetti plantari, diarrea) per arrivare nella fase “mucosa” dell’infezione, che potrà avere localizzazione cutanea (ispessimento della pelle del soggetto e formazione di esantemi diffusi), respiratoria (rinite, bronchite) o intestinale (enterite emorragica). La forma intestinale purtroppo sfocia quasi sempre in una forma nervosa con crisi epilettiche, paresi, cecità e paralisi.

La terapia è spesso inutile perché il periodo di incubazione è lungo – in genere di tre settimane – e, quando l’infezione esordisce è solitamente troppo tardi per vaccinare.

Il Cimurro è provocato da un virus che colpisce più apparati ed in particolare l’apparato respiratorio, il sistema nervoso e l’apparato gastroenterico. Esiste una grande variabilità nella durata e nella gravità delle manifestazioni cliniche. Si può andare dall’assenza di sintomi a una malattia grave con o senza coinvolgimento del SNC, che si accompagna nel 50% dei casi alla morte. Crisi epilettiche e mioclonie con iperestesia e depressione predominano in caso di coinvolgimento della sostanza grigia (evoluzione acuta); atassia, paresi, paralisi e tremori muscolari sono associati al coinvolgimento della sostanza bianca (evoluzione subacuta). La terapia è sintomatica e l’unico approccio efficace per la profilassi del cimurro è la vaccinazione.

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