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8 Maggio: giornata mondiale contro green hill e la vivisezione

Green Hill

Green Hill

Martedì 8 maggio 2012 contro l’allevamento di Green Hill è prevista una manifestazione internazionale (sarà infatti la Giornata mondiale contro Green Hill e la vivisezione).

Hanno annunciato la propria adesione alla mobilitazione internazionale il Coordinamento fermare Green Hill, il Comitato Montichiari contro Green Hill e Occupy Green Hill.

Gli obiettivi della protesta mondiale? Tra gli altri, rinnovare l’appello per la chiusura dell’allevamento di Montichiari, eliminare la vivisezione, sostenere le persone arrestate lo scorso 28 aprile e scarcerate lunedì, lanciare un messaggio al governo italiano.

Perchè il 9 maggio la XIV Commissione del Senato esaminerà gli emendamenti all’articolo 14 della legge comunitaria 2011, per recepire la direttiva europea sulla sperimentazione animale.

In tutto questo, l’86% degli italiani si è pronunciato contro la vivisezione.

PRESIDI IN ITALIA – Di seguito gli appuntamenti nelle città italiane e nel mondo:

MILANOPiazza Mercanti – dalle ore 17.00

ROMAPiazza della Rotonda (Pantheon) – dalle ore 17.00
contatto: romacontrogreenhill@gmail.com

BRESCIACorso Zanardelli angolo corso Palestro – dalle ore 17.00

BOLOGNA – Piazza XX settembre – dalle ore 17.30
Per Info: info@essereanimali.org

PARMA – Piazza Garibaldi – dalle ore 17.00

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Liberi gli animalisti e i beagle di Green Hill

Beagle

Beagle

Sono finalmente liberi i 12 attivisti che si sono spesi per la causa per la protezione degli animali, in particolare per i cuccioli di cane di Green Hill.

Sono stati 70 i piccoli di questa razza di cane che sono stati liberati e così risparmiati dalla vivisezione.

Decadute le aggravanti, le manifestanti hanno però il divieto di dimora nel comune di Montichiari, proprio dove ha sede il canile-lager, e questo purtroppo impedirà loro di essere presenti alla manifestazione di protesta organizzata per il prossimo 8 maggio.

Il video dei cuccioli liberati. Un video è giunto in forma anonima al Coordinamento fermare Green Hill, che l’ha potato su YouTube.

Un sottofondo musicale che parla da solo, la colonna sonora di un vecchio film di Bud Spencer e Terence Hill, Altrimenti ci arrabbiamo e modalità di ripresa che ricordano molto da vicino quelle utilizzate dagli Alf nelle loro “liberazioni”, documentano la nuova vita di cinque piccoli Beagle.

Giocano nell’erba, sbadigliano in braccio ai loro eroi senza volto, posano le zampe su cartelli dal significato inequivocabile “Liberi dallo sfruttamento, liberi dalle gabbie, liberi da Green Hill” firmato “Go vegan” (il motto internazionale di chi rifiuta ogni tipo di alimento di origine animale).

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Animalisti contro il Primo emendamento. Permessi i video di violenza sugli animali

Combattimenti tra cani

Combattimenti tra cani

La Corte suprema americana abolisce la legge che vieta la diffusione, creazione o vendita di rappresentazioni di crudeltà sugli animali. Combattimenti di cani compresi. Il presidente della Corte John G. Roberts Jr: “Non era nata per questo”

WASHINGTON — Gli animalisti ora daranno battaglia, questo è sicuro. Ma la Corte suprema americana ha deciso di abolire una legge che vietava la diffusione, creazione o vendita di video e altre rappresentazioni di violenze sugli animali. Combattimenti di cani compresi. Il presidente della Corte John G. Roberts Jr. ha infatti definito la legge federale in qustione “esagerata, sconvolgente e pericolosa”.

Il caso è scoppiato dopo la condanna di Robert J. Stevens, un autore e produttore di cortometraggi che è anche un esperto di pit-bull. I cani lottatori, la razza prescelta per i combattimenti o allevata a questo scopo. Stevens però, pur non avendo mai partecipato né tantomeno organizzato battaglie, ha venduto video sulle violente sfide tra cani e per questo è stato condannato a 37 mesi di prigione proprio in base alla legge federale del 1999.

I combattimenti e altre forme di violenza sono illegali da molto tempo in tutti e 50 gli Stati americani. La legge del ‘99 si applica a tutte le registrazioni video che rappresentano “animali viventi intenzionalmente menomati, mutilati, torturati, feriti o uccisi”. Non importa dove o quando sia stata fatta la registrazione, né se legalmente: per la legge federale la rappresentazione diventa illegale se il fatto è illegale nel posto dove poi viene venduta. Il presidente della Corte suprema ha fatto l’esempio della Columbia, dove la caccia è vietata. Per la legge federale lì sarebbero perseguibili anche i video o le riviste di caccia.

Per il governo queste rappresentazioni non godono della protezione del Primo emendamento. Ma il presidente della Corte suprema non è stato d’accordo. Per lui il Primo emendamento vuol dire che “il governo non ha alcun potere di toccare o restringere la libera espressione, e questo a prescindere dal messaggio, dalle idee, dal soggetto e dal contenuto”.

Nel farlo il presidente della Corte ha respinto ogni analogia con la diffusione della pornografia che coinvolga bambini o minori, fuori la protezione del Primo emendamento dal 1982. Nelle sue motivazioni ha spiegato che la legge federale fu stipulata nel 1999 soprattutto contro i video in cui gli animali venivano torturati per scopi erotici. Tacchi alti, piedi, donne dominatrici. Oscenità. Quando il presidente Bill Clinton firmò il progetto di legge, ne mise in evidenza i limiti cercando di istruire il dipartimento di giustizia a non ‘esagerare’ nell’allargare la sua applicazione oltre le torture a scopo erotico. Ma non è stato così e dall’entrata in vigore, la legge è stata per lo più utilizzata per limitare la diffusione di video di combattimento.

L’eccezione prevista che esclude dalla condanna il materiale che abbia valore “religioso, politico, scientifico, educativo, giornalistico, storico o artistico”, per la Corte non è abbastanza restrittivo. Su otto giudici, solo uno è stato contrario all’abolizione della legge. Samuel A. Alito Jr. ha detto che l’analisi della maggioranza si basa su ipotesi “stravaganti e assurde” e che serve solo a proteggere uno “spettacolo depravato”. E ora la parola passa agli animalisti.

Fonte

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Cani parà lanciati in zone di guerra, scoppia la polemica

Cani da guerraCani che saltano da migliaia di metri d’altezza per scopi militari, umanitari, missioni di soccorso. Accade a Norvik, in Norvegia, dove pastori belgi – impegnati nell’operazione militare ’Cold response’, una delle più importanti manovre militari europee – assieme ai loro addestratori, si lanciano con paracadute a diecimila metri di altezza. Secondo gli addestratori, i cani non avrebbero problemi a gettarsi nel vuoto assieme a loro”, si legge sul ‘Telegraph’. “I cani riescono a rimanere più freddi di tante reclute che ci sono passate davanti”, ha sottolineato il militare secondo il quale, non percependo la differenza di altezza come gli uomini, non si spaventano. La cosa che li infastidisce sarebbe invece il rumore del motore dell’aereo”.

Accade in Gran Bretagna dove – secondo il ‘Sun’ di qualche tempo fa che citava fonti governative – l’esercito britannico stava arruolando tra le sue fila i pastori tedeschi per paracadutarli in zone di guerra per aiutare i militari. I cani dovrebbero essere addestrati per essere lanciati da altezze superiori ai 6 mila metri per poi atterrare dietro le linee nemiche, con telecamere sul capo dotate di dispositivi per trasmettere le immagini ai soldati britannici del SAS (Special Air Service) circa la collocazione del nemico.

Accade ancora in Perù, a Pisco, dove c’è la sede delle Forze Speciali peruviane e da alcuni anni sono attivi reparti cinofili aviolanciati, vale a dire cani addestrati a compiere prestazioni a terra (individuazione di aree minate, riconoscimento di sostanze stupefacenti o recupero e soccorso di dispersi) ma capaci anche di lanciarsi dagli apparecchi in volo per atterrare nei punti più impervi e coadiuvare il lavoro dell’uomo delle pattuglie.

Anche in Italia i cani vengono addestrati presso il Centro militare veterinario di Grosseto per essere lanciati, ma – fanno sapere fonti militari – fino a ora non sono mai stati effettivamente paracadutati. “Noi alleviamo pastori tedeschi e pastori belgi malinois. Prima che compiano un anno, e comincino il corso di addestramento per la ricerca di esplosivo, vengono abituati a non aver paura dell’acqua, dei rumori, dei bambini, dei movimenti della gente, ecc. – dice a IGN il tenente colonnello Carmine Salvatore, comandante del Gruppo cinofilo del Centro militare veterinario di Grosseto – Durante questo periodo vengono anche portati in elicottero dove imparano ad abituarsi al rumore e a come viaggiare sull’elicottero, senza museruola comunque”.

“Questo è preparatorio a una selezione – continua Salvatore – che porta al corso di 10 mesi di addestramento per la ricerca di esplosivo che prevede 3 fasi: la prima, di obbedienza, che dura 3 mesi in cui si crea l’empatia tra padrone e cane. Se il cane supera questa fase, inizia la seconda di 4 mesi con l’abbinamento degli odori alle sostanze esplosive e infine, durante la terza – che facciamo in Kossovo – in pratica il cane opera in un contesto che simula una situazione reale”. “In ogni caso – conclude Salvatore – fino a ora non è mai accaduto che i cani fossero paracadutati davvero”.

Ma come vive il cane questa esperienza? “Da sempre l’uomo usa gli animali nelle attività militari – dice Sivia Primicerio, veterinaria, a IGN, testata on line del Gruppo ADNKRONOS – A parte l’imposizione di cui si può discutere, il cane si fida molto dell’uomo, ha spirito di abnegazione e si adatta. Certo l’aria non è il suo elemento, ma il rapporto di simbiosi che si crea con il padrone fa sì che non soffra”. “Come l’uomo non si lancia con un paracadute tutti i giorni e non tutti possono farlo, così il cane deve essere addestrato ed è necessaria una selezione perché non tutti possiedono le caratteristiche necessarie – sottolinea Primicerio – Certo, si può sempre discutere sull’addomesticamento degli animali da parte dell’uomo. Ma i cani, che siano per il salvataggio in acqua o antidroga, sono spesso felici quando riescono a fare ciò per cui il padrone li premia.

“Si tratta di cani addestrati per questo afferma Massimo Perla, addestratore, a IGN – Si può discutere sul fatto se sia o meno etico utilizzare i cani in guerra, ma l’uomo lo ha sempre fatto. Non c’è dubbio che la differenza sta nel fatto che l’uomo lo sceglie e l’animale no, ma da persona mi sento di dire che è importante riuscire a salvare una o più vite umane. Il cane in ogni caso vuole bene al militare che è il suo padrone e il feeling che si crea in tante ore trascorse insieme per l’addestramento è incredibile. Credo anche che un soldato, di fronte alla perdita del suo ‘compagno a 4 zampe’ soffra davvero molto”.

La questione dei ‘cani parànon è vista però di buon occhio da enti e organizzazioni per la protezione degli animali. “Penso che gli animali andrebbero lasciati più tranquilli – dice a IGN Carla Rocchi, presidente dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali – Per me già il cane da tartufi se non gestito con il massimo dell’amore rappresenta una forzatura”. “Non si capisce – sottolinea – quale conforto, aiuto o vantaggio per le persone possa rappresentare la pur affettuosissima presenza del cane in una zona di guerra visto che non può riparare le persone e quanto sia giusto per l’animale rischi la vita per riparare persone che combattono una guerra che il cane non ha voluto. Ci sono cani sminatori, ci sono stati cani caricati di esplosivo mandati oltre le linee e a questo scopo vengono utilizzati anche i delfini: non ci siamo fatti mancare nulla – continua Rocchi – Se gli uomini vogliono scornarsi, lo facciano ma lascino in pace gli animali. Io sono favorevolissima all’impiego dei cani in situazione di pace, ma assolutamente contraria se accade in zone di guerra. Penso alle foto pubblicate in questi giorni in cui il cane ha la museruola. Mi chiedo se il cane resta solo in una zona inospitale con la museruola che fine fa? Ha la museruola perché durante il volo morde? Se morde vuol dire che è spaventato e se è spaventato è stato messo in una situazione difficile”. “Sono certa invece – conclude la presidente dell’Enpa – che il cane durante il volo non morde nessuno. Almeno gli togliessero la museruola.

Noi siamo contrari al fatto che i cani possano diventare ‘da guerra’ – afferma con IGN, testata on line del Gruppo ADNKRONOS, Massimo Pradella, vice presidente Oipa – Dopo l’articolo pubblicato dal ‘Sun’, noi avevamo scritto una lettera al ministero della Difesa britannico per avere dei chiarimenti in tal senso visto che si evinceva che i cani correvano quindi gravi rischi per la loro incolumità. Ci hanno risposto a stretto giro, dicendo che venivano menzionati specificamente le SAS e che ‘è politica di questo Dipartimento non commentare su questioni riguardanti le forze speciali britanniche e quindi non possiamo né confermare o negare l’accuratezza di ogni cronaca’”. “Hanno inoltre aggiunto – sottolinea Pradella – che comunque i cani danno un contributo vitale alle capacità militari globali in molte aree importanti e che il ministero della Difesa è impegnato ad intraprendere ogni possibile azione per mantenere la salute ed il benessere dei cani nelle operazioni. Una risposta così evasiva fa pensare quindi che i cani siano in pericolo e per noi è inaccettabile”.

Fonte: Adnkronos

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