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Soccorriamoli, un gesto di civiltà

Conferenza stampa

“SOCCORRIAMOLI, UN GESTO DI CIVILTA’”

Lunedì 21 febbraio 2011 ore 15.00
Sala Agnesi Palazzo Stelline

Corso Magenta, 61 – Milano

Cane da aiutare

Cane da aiutare

Il Centro Nazionale Comunicazione e Sviluppo dell’Enpa (www.comunicazionesviluppoenpa.org) presenta la prima “Ambulanza” degli Animali, un’unità mobile di soccorso per le gravi emergenze (disastri ambientali, alluvioni, incendi boschivi ecc.) che ha come padrino d’eccezione Edoardo Stoppa, “il fratello degli animali” di Striscia La Notizia.

Enpa,  da sempre attiva su tutti i fronti per la tutela, la protezione e la cura dei trovatelli di ogni specie e razza, nel 2007 ha realizzato un sondaggio relativo alle 10 cose che gli italiani ritengono più importanti per la difesa degli animali. Al primo posto è emerso il forte desiderio di vedere realizzato un servizio di soccorso per gli animali: una sorta di 118 a cui i cittadini possano rivolgersi in caso di ritrovamento di un animale ferito o comunque in difficoltà. A venire ulteriormente incontro a questa necessità della Società civile sono giunte le recenti novità del Codice della Strada, che hanno introdotto l’obbligo di soccorso degli animali coinvolti in incidenti, nonché la possibilità data ai mezzi per l’intervento di soccorso veterinario di dotarsi di strumenti di segnalazione analoghi a quelli già utilizzati per il pronto intervento umano.

Le telecamere di CGTV CHANNEL, con la presenza di Marco Anelli, riprenderanno l’arrivo del mezzo di soccorso per le grandi emergenze predisposto da ENPA grazie al fondamentale sostegno della Pizzardi Editore.  A coronare l’evento ci sarà la presentazione dell’iniziativa “SOCCORRIAMOLI! UN GESTO DI CIVILTA’”, promossa dal Centro Nazionale Comunicazione e Sviluppo nelle principali città italiane (Monza, Bologna, Cagliari, Firenze, Roma, Genova, Perugia, Torino, Trieste, Vicenza e Napoli).   Una campagna itinerante finalizzata a sensibilizzare Istituzioni e popolazione sulla necessità del 118 veterinario, non solo per le grandi emergenze, ma per quelle che si verificano ogni giorno in tutta Italia e che coinvolgono animali d’affezione e selvatici. Un mondo possibile, dove la reciproca collaborazione fra enti pubblici e volontariato possa dare un deciso segnale di civiltà e consentire di non vedere più, sulle strade, animali agonizzanti per ore che avrebbero potuto essere salvati da un semplice intervento veterinario.

Per informazioni

tel. 0172433040 (dalle 9.00 alle 13.00), cell. 331.5441536 – 335.6097109 oppure www.comunicazionesviluppoenpa.org.

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La campagna di sensibilizzazione ENPA contro l’abbandono dei cani

Cane in autostrada

Cane in autostrada

Si avvicina l’estate e come ogni anno ci si ritrova a  combattere di nuovo con il fenomeno sempre  presente (purtroppo) dell’abbandono del proprio animale domestico.
Ci si compra un cane o un gatto, magari carino e coccoloso (come direbbero i pinguini di Madagascar), proprio come piace a noi, che ci segue ci ama e ci fa divertire quando meno ce lo aspettiamo, poi però quando  meno se lo aspetta lui lo prendiamo e lo lasciamo sotto il sole di una piazzola di sosta qualunque (quando gli va bene).
Anche quest’anno l’ENPA ha fatto partire la nuova campagna contro l’abbandono dei nostri amici a quattro zampe e come sempre la protagonista assoluta è  la cagnolina Lilly.

L’ENPA ha inoltre aggiornato il sito lanciato l’anno scorso, l’ormai famoso “vacanzeBestiali” che altro non è che una completissima e aggiornatissima guida on line per sapere dove e come è possibile andare in vacanza coi nostri amici animali.
Si possono trovare pensioni, petsitter e non solo ci sono anche tutti gli elenchi delle strutture disposte ad accettare l’arrivo dei nostri amici cani o  gatti che siano.
Inoltre preziosi consigli di viaggio sia che esso avvenga via mare, via terra o via aerea, possiamo sapere cosa è necessario fare per poter portare in vacanza con noi il nostro animale.
Quindi evitate di fare come ogni anno  abbandonando colui che vi ha divertito fino a 2 giorni prima e che ora è solo di intralcio per il divertimento estivo. un animale non è un oggetto. Un animale, il vostro animale ha un cuore e dei sentimenti attraverso i quali cerca sempre di donarvi tutto se stesso… per una volta donate voi stessi a lui dandogli tutto il rispetto e la dignità dovuta.

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Cani parà lanciati in zone di guerra, scoppia la polemica

Cani da guerraCani che saltano da migliaia di metri d’altezza per scopi militari, umanitari, missioni di soccorso. Accade a Norvik, in Norvegia, dove pastori belgi – impegnati nell’operazione militare ’Cold response’, una delle più importanti manovre militari europee – assieme ai loro addestratori, si lanciano con paracadute a diecimila metri di altezza. Secondo gli addestratori, i cani non avrebbero problemi a gettarsi nel vuoto assieme a loro”, si legge sul ‘Telegraph’. “I cani riescono a rimanere più freddi di tante reclute che ci sono passate davanti”, ha sottolineato il militare secondo il quale, non percependo la differenza di altezza come gli uomini, non si spaventano. La cosa che li infastidisce sarebbe invece il rumore del motore dell’aereo”.

Accade in Gran Bretagna dove – secondo il ‘Sun’ di qualche tempo fa che citava fonti governative – l’esercito britannico stava arruolando tra le sue fila i pastori tedeschi per paracadutarli in zone di guerra per aiutare i militari. I cani dovrebbero essere addestrati per essere lanciati da altezze superiori ai 6 mila metri per poi atterrare dietro le linee nemiche, con telecamere sul capo dotate di dispositivi per trasmettere le immagini ai soldati britannici del SAS (Special Air Service) circa la collocazione del nemico.

Accade ancora in Perù, a Pisco, dove c’è la sede delle Forze Speciali peruviane e da alcuni anni sono attivi reparti cinofili aviolanciati, vale a dire cani addestrati a compiere prestazioni a terra (individuazione di aree minate, riconoscimento di sostanze stupefacenti o recupero e soccorso di dispersi) ma capaci anche di lanciarsi dagli apparecchi in volo per atterrare nei punti più impervi e coadiuvare il lavoro dell’uomo delle pattuglie.

Anche in Italia i cani vengono addestrati presso il Centro militare veterinario di Grosseto per essere lanciati, ma – fanno sapere fonti militari – fino a ora non sono mai stati effettivamente paracadutati. “Noi alleviamo pastori tedeschi e pastori belgi malinois. Prima che compiano un anno, e comincino il corso di addestramento per la ricerca di esplosivo, vengono abituati a non aver paura dell’acqua, dei rumori, dei bambini, dei movimenti della gente, ecc. – dice a IGN il tenente colonnello Carmine Salvatore, comandante del Gruppo cinofilo del Centro militare veterinario di Grosseto – Durante questo periodo vengono anche portati in elicottero dove imparano ad abituarsi al rumore e a come viaggiare sull’elicottero, senza museruola comunque”.

“Questo è preparatorio a una selezione – continua Salvatore – che porta al corso di 10 mesi di addestramento per la ricerca di esplosivo che prevede 3 fasi: la prima, di obbedienza, che dura 3 mesi in cui si crea l’empatia tra padrone e cane. Se il cane supera questa fase, inizia la seconda di 4 mesi con l’abbinamento degli odori alle sostanze esplosive e infine, durante la terza – che facciamo in Kossovo – in pratica il cane opera in un contesto che simula una situazione reale”. “In ogni caso – conclude Salvatore – fino a ora non è mai accaduto che i cani fossero paracadutati davvero”.

Ma come vive il cane questa esperienza? “Da sempre l’uomo usa gli animali nelle attività militari – dice Sivia Primicerio, veterinaria, a IGN, testata on line del Gruppo ADNKRONOS – A parte l’imposizione di cui si può discutere, il cane si fida molto dell’uomo, ha spirito di abnegazione e si adatta. Certo l’aria non è il suo elemento, ma il rapporto di simbiosi che si crea con il padrone fa sì che non soffra”. “Come l’uomo non si lancia con un paracadute tutti i giorni e non tutti possono farlo, così il cane deve essere addestrato ed è necessaria una selezione perché non tutti possiedono le caratteristiche necessarie – sottolinea Primicerio – Certo, si può sempre discutere sull’addomesticamento degli animali da parte dell’uomo. Ma i cani, che siano per il salvataggio in acqua o antidroga, sono spesso felici quando riescono a fare ciò per cui il padrone li premia.

“Si tratta di cani addestrati per questo afferma Massimo Perla, addestratore, a IGN – Si può discutere sul fatto se sia o meno etico utilizzare i cani in guerra, ma l’uomo lo ha sempre fatto. Non c’è dubbio che la differenza sta nel fatto che l’uomo lo sceglie e l’animale no, ma da persona mi sento di dire che è importante riuscire a salvare una o più vite umane. Il cane in ogni caso vuole bene al militare che è il suo padrone e il feeling che si crea in tante ore trascorse insieme per l’addestramento è incredibile. Credo anche che un soldato, di fronte alla perdita del suo ‘compagno a 4 zampe’ soffra davvero molto”.

La questione dei ‘cani parànon è vista però di buon occhio da enti e organizzazioni per la protezione degli animali. “Penso che gli animali andrebbero lasciati più tranquilli – dice a IGN Carla Rocchi, presidente dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali – Per me già il cane da tartufi se non gestito con il massimo dell’amore rappresenta una forzatura”. “Non si capisce – sottolinea – quale conforto, aiuto o vantaggio per le persone possa rappresentare la pur affettuosissima presenza del cane in una zona di guerra visto che non può riparare le persone e quanto sia giusto per l’animale rischi la vita per riparare persone che combattono una guerra che il cane non ha voluto. Ci sono cani sminatori, ci sono stati cani caricati di esplosivo mandati oltre le linee e a questo scopo vengono utilizzati anche i delfini: non ci siamo fatti mancare nulla – continua Rocchi – Se gli uomini vogliono scornarsi, lo facciano ma lascino in pace gli animali. Io sono favorevolissima all’impiego dei cani in situazione di pace, ma assolutamente contraria se accade in zone di guerra. Penso alle foto pubblicate in questi giorni in cui il cane ha la museruola. Mi chiedo se il cane resta solo in una zona inospitale con la museruola che fine fa? Ha la museruola perché durante il volo morde? Se morde vuol dire che è spaventato e se è spaventato è stato messo in una situazione difficile”. “Sono certa invece – conclude la presidente dell’Enpa – che il cane durante il volo non morde nessuno. Almeno gli togliessero la museruola.

Noi siamo contrari al fatto che i cani possano diventare ‘da guerra’ – afferma con IGN, testata on line del Gruppo ADNKRONOS, Massimo Pradella, vice presidente Oipa – Dopo l’articolo pubblicato dal ‘Sun’, noi avevamo scritto una lettera al ministero della Difesa britannico per avere dei chiarimenti in tal senso visto che si evinceva che i cani correvano quindi gravi rischi per la loro incolumità. Ci hanno risposto a stretto giro, dicendo che venivano menzionati specificamente le SAS e che ‘è politica di questo Dipartimento non commentare su questioni riguardanti le forze speciali britanniche e quindi non possiamo né confermare o negare l’accuratezza di ogni cronaca’”. “Hanno inoltre aggiunto – sottolinea Pradella – che comunque i cani danno un contributo vitale alle capacità militari globali in molte aree importanti e che il ministero della Difesa è impegnato ad intraprendere ogni possibile azione per mantenere la salute ed il benessere dei cani nelle operazioni. Una risposta così evasiva fa pensare quindi che i cani siano in pericolo e per noi è inaccettabile”.

Fonte: Adnkronos

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Pellicce di cani e gatti

pelliccia di caneQuesta e’ una mail che sta circolando tra gli animalisti e racconta una terribile verita’, cani e gatti usati per bordare guanti, cappotti, cappucci di giacche. A testimoniare l’orrore ci sono le foto, terribili , inumane.

CRUDELTA’ ALL’ORIGINE

Ci sono state sporadiche segnalazioni riguardo uccisioni di cani e gatti per l’uso della loro pelliccia in diversi paesi, incluso la Mongolia, Corea, Australia e l’inghilterra. Questa investigazione e’ concentrata in Cina, paese considerato come grande risorsa di pellicce di cani e gatti, e inoltre, paese chiave negli affari del commercio di pelli. Paese dove siamo riusciti a sviluppare contatti e connessioni che ci hanno permesso l’accesso ad alcuni dei nostri sotto forma di “agenti segreti”. Gli investigatori hanno visitato industrie statali di “prodotti animali” in Beijing e nelle province di Hebei, Heilongjiang, e Henan per scoprire informazioni dettagliate sulla produzione e il commercio di pellicce di cani e gatti.
La Cina ha anche un fiorente commercio in carne di cane; la carne di gatto, secondo i rapporti, pare sia mangiata solo a Canton. Abbiamo scoperto che i cani e i gatti sono generalmente cresciuti in allevamenti, specificamente nella Cina del nord dove il clima freddo mantiene la qualita’ e lo spessore della pelle dell’animale. Gli animali sono esposti a temperature bassissime. A partire da 5 fino a 300 cani devono essere tenuti in “magazzino” (orrende gabbie) nelle aziende di cani, e in quelle di gatti ne tengo fino a 70. Molte volte cani e gatti non provengono neanche dagli appositi allevamenti. Una famiglia cinese puo’ semplicemente tenere qualche cane e gatto, e in inverno, quando la stagione del macello comincia, la famiglia uccide gli animali e porta le pelli al mercato. Molti villaggi hanno mercatini che servono come punti di collezione di pelli di cani e gatti uccisi localmente.

CANI
Gli investigatori hanno visitato un allevamento di cani a nord della citta’ di Harbin. Hanno documentato la presenza di cani vivi in stanze ghiacciate dal freddo dell’inverno, circondati da cani morti appesi a ganci. I cani erano destinati ad essere venduti e mangiati a Harbin e il pelo venduto al commercio delle pelli. I cani venivano chiusi in un sacco e trasportati con una macchina al macello, in un viaggio di diverse ore. Gli investigatori hanno inoltre scoperto che i macellai di quella zona uccidono dai 10 ai 12 cani al giorno, vendendo la loro carne e pelle. (Non e’ indispensabile aspettare che il cane sia morto per iniziare a squoiarlo, basta tramortirlo.)

L’EFFETTO SUI CONSUMATORI AMERICANI
E’ molto difficile, se non impossibile sapere se le pelli di cani e gatti arrivano negli Stati Uniti. Gli investigatori hanno trovato in alcuni negozi giacche con l’etichetta “Mongolia dog fur”, mentre altri indumenti, anche se senza etichetta, sembrano decisamente provenienti da questi poveri animali. E’ impossibile identificare tutti i materiali con lavorazione in pelle che entrano negli Stati Uniti. Ogni anno milioni di pelli di animali vengono importate negli Stati Uniti e in Europa da paesi di tutto il mondo, compreso la Cina e altri paesi asiatici. Le statistiche sull’import e l’export delle pelli sono tenute dal Dipartimento del Commercio Statunitense, ma non tutte le pelli vengono categorizzate.Una grande parte di pelli vengono raggruppate insieme e messe sotto una categoria NESOI (Not elswhere specified or Otherwise Indicated – Non specificato o indicato da nessuna parte).
Questa categoria include pelli di animali che non sono specificamente definite dall’ufficio del Commercio, la legge federale in questo momento NON proibisce l’importazione di pelli di cani e gatti negli Stati Uniti. (anche la legge italiana non impedisce l’importazione di pellicce di cani e gatti)!!!

Gli investigatori hanno scoperto che molte compagnie e anche individui coinvolti nel mercato di queste pelli, cercano di usare nomi molto ambigui da mettere sulle etichette, in modo da deviare la verita’ sull’origine delle pelli. Nel 1998 un ammendamento ha informato il commercio di pelli che, materiali che costano meno di 150$ sono esenti dall’avere un’etichetta. Nel 1994 la ditta Tecnica USA, affiliata alla Tecnica S.P.A. in ITALIA, ha pagato una multa e fermato le importazioni di stivali con il bordo di pelo (pelo di cane). Gli animalisti hanno protestato dopo avere scoperto che i doposci avevano un’etichetta che diceva: “Trim: chinese dog fur”. Questi prodotti erano venduti in 600 negozi. Le compagnie rappresentative in New Hampshire sostenevano che fosse “coyote a pelo lungo”, ma pochi animali selvaggi abitano l’Asia, e i coyote esistono
solo nel nord e sud America. Purtroppo, ci saranno altre compagnie come la Tecnica ancora tutte da scoprire.

Questo dovrebbe essere sufficiente per convincere le persone a non acquistare materiali con pelo, pelle, ecc. Ci sono altrettanti milioni di persone che adorano gli animali, e se solo ognuno di noi pensasse all’orrore nel quale questi cani e gatti sono sottoposti, basterebbe a fermare la gente dall’acquistare materiali di questo genere. Eccovi una lista di nomi che si trovano sulle etichette di queste pellicce o anche indumenti che possano destare sospetto:

PELO DI CANE si puo’ trovare scritto in questo modo sulle etichette:
- Gae Wolf
- Sobaki
- Asian jackal
- Gou – pee
- Goupee
- Kou pi
- Gubi
- China wolf
- Asian wolf
- Pommern wolf
- Loup d’Asie
- Asiatic racoon dog
- Corsac fox
- Dogues du Chine

La pelliccia di cane puo’ inoltre essere dichiarata come:
- Special skin (pelle speciale)
- Lamb skin (pelle d’agnello)
- Mountain goat skin (pelle di capra di montagna)
- Sakhon Nakhon Lamb skin (altro tipo di pelle di agnello)

PELLE DI GATTO si puo’ trovare scritto in questo modo sulle etichette:

- Housecat
- Wild Cat
- Katzenfelle
- Goyangi
- Mountain cat

MA MOLTO SPESSO L’ETICHETTA NON C’E’ PROPRIO!!!!!

Le pellicce di cani e gatti vengono usate per confezionare pellicce intere a basso costo, ma molto piu’ spesso per orlare polsini, cappucci di giubbotti, colletti, guanti, scarpe…
Per fermare questo orrore non comprate nulla che abbia del pelo NON sintetico.

Fonte: www.enpa.sv.it/pelliccecani.htm

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