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Cane unico a Shangai

Border Collie Blue Merle

Border Collie Blue Merle

Dopo quella del figlio unico, Shanghai ha deciso di adottare anche la politica del cane unico.

La nuova legge, che entrerà in vigore il 15 maggio, vuole arginare il crescente numero di animali domestici presenti nella megalopoli, che conta almeno 20 milioni di abitanti.

La nuova norma imporrà a ogni famiglia di avere al massimo un solo cane. Cifre ufficiali parlano di 800.000 cani presenti oggi a Shanghai, di cui solo il 25% sarebbe registrato.

I cuccioli potranno essere ceduti a un’agenzia del governo o a una famiglia che non possiede animali, prima che l’animale abbia compiuto i tre mesi. La legge riconosce alle famiglie che già possiedono più di un cane il diritto di continuare ad allevarli.

Cifre ufficiali parlano di 800.000 cani presenti oggi a Shanghai, di cui solo il 25% sarebbe registrato.

I cuccioli “eccedenti” potranno essere ceduti ad un’agenzia del governo se hanno meno di tre mesi. Il diritto di allevarli, però, è fatto salvo!

Non è dato sapere che fine faranno i cani adulti che non rientrano nella politica del cane unico.

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Cani, è arrivato il patentino

Cane aggressivo

Cane aggressivo

Se il cane ha morsicato, può farlo ancora. E per questo il suo nome deve essere inserito un uno speciale elenco: una “lista nera”, il Registro dei cani morsicatori (chiamato anche Registro dei cani impegnativi) tenuto dai veterinari dell’Asl 4.

È quanto prevede una recente legge, entrata in vigore la scorsa primavera, che impone alle aziende sanitarie la tenuta di questo particolare elenco di animali.

E che prevede una serie di obblighi per i loro padroni: dai corsi di formazione per i proprietari all’obbligo di museruola e guinzaglio in luoghi aperti al pubblico; dall’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile ad un esame di valutazione dell’indole del cane, effettuata da un veterinario privato.

La nuova normativa è più severa e stringente di quella precedente, perché i casi di aggressione da parte del “miglior amico dell’uomo” stanno aumentando.

In questo senso il territorio del Levante non fa eccezione. Se nel 2010 i cani inseriti nell’elenco erano stati appena due, nei primi giorni di gennaio si sono verificati nuovi casi di morsicature significative, e altri tre animali, che vivono nel Tigullio, sono stati inseriti nella “black list” canina.

Tutto il lavoro di accertamento dei casi, e la valutazione della pericolosità degli animali sono svolti dai veterinari della struttura complessa di Veterinaria dell’Asl 4, dove lavorano Alessandra Raffo, responsabile, Lucio Fè e Flavia Cantaruti.

«L’inserimento dell’animale nell’elenco dei cani morsicatori discende da un primo evento di aggressione, che deve essere di una certa gravità – spiega Alessandra Raffo – Basti pensare che, nel 2010, nel nostro territorio di copertura, si sono verificati 74 casi di morsicature, da cane a cane o da cane a uomo. Ma di questi solo due hanno determinato l’inserimento dell’animale nel registro». Si stima che nel Levante vivano da 12 a 15 mila cani.

La legge precedente, varata dagli ex ministri Girolamo Sirchia e Livia Turco, stabiliva quali fossero le razze pericolose, ma questa disciplina, di fatto, escludeva tutti gli animali meticci, prendendo in considerazione soltanto gli individui appartenenti a determinate specie. «Non solo. La precedente normativa non aiutava nel caso di cani aggressivi ma appartenenti ad altre razze, o di taglia piccola – dice Lucio Fè – La statistica ci dimostra che un cane può essere aggressivo e pericoloso a prescindere dalla specie di appartenenza».

Il punto di partenza, nel caso di aggressione cane-uomo, è un referto di pronto soccorso, che accerti una morsicatura significativa. Nell’eventualità di aggressione cane-cane la segnalazione può essere presentata dallo stesso proprietario dell’animale morsicato. Di qui parte l’iter di valutazione del caso. Entrano in azione i veterinari dell’Asl, che convocano il padrone e l’animale in un ambulatorio. Oppure svolgono un accertamento a domicilio. Viene compilato un questionario, che valuta una serie di parametri, tra cui l’età, il peso, le condizioni in cui l’aggressione si è verificata.

Da questi dati si ricava un coefficiente di rischio: se il rischio è potenzialmente elevato il cane viene inserito nel Registro dei cani morsicatori. E per il padrone nascono nuovi obblighi.

L’Asl informa il Comune di residenza del proprietario dell’animale, e viene emessa un’ordinanza che obbliga quest’ultimo ad avere sempre con sé la museruola e all’utilizzo costante di guinzaglio quando l’animale è all’aperto; alla stipula di un’assicurazione di responsabilità civile; ad una valutazione effettuata da parte di un veterinario privato.

Infine, il proprietario del cane dovrà frequentare un corso formativo, al termine del quale viene rilasciato uno speciale patentino.

Trattandosi di un’ordinanza, il proprietario inadempiente incorre nel reato penale di inosservanza di un provvedimento dell’autorità: oltre alla denuncia e alle relative sanzioni si rischia di perdere il proprio animale, che subirebbe l’accompagnamento coatto in un canile.

Fonte: Il secolo XIX

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No alle pellicce

No alle pellicce

No alle pellicce

OCCORRONO 50.000 firme per depositare in Parlamento una proposta di legge!!!
sono tante ma abbiamo già superato le 10.000 adesioni…
che ne dite? ci proviamo????
invitate tutti i vostri amici!!!!!

Ogni anno in tutto il mondo per le pellicce vengono uccisi 200 milioni di animali!!! Di questi ben 20 milioni sono massacrati per il solo mercato italiano!!! é ora di dire BASTA a questa barbarie!!! VOGLIAMO una legge che vieti le pellicce e sanzioni penalmente e severamente questo REATO!!!

se anche voi la pensate così CONDIVIDETE IN BACHECA ED INVITATE I VOSTRI AMICI!
+ siamo e + potremo far sentire la nostra voce!

Via al gruppo facebook.

Facciamo parlare i numeri:

200 i volt utilizzati per provocare la morte tramite scarica elettrica
50 i visoni necessari per fare una pelliccia
180 gli scoiattoli necessari per fare una pelliccia
400.000 i cuccioli di foca tramortiti e scuoiati vivi ogni anno
300.000 gli animali da pelliccia rinchiusi negli allevamenti italiani
20.000.000 gli animali massacrati per il solo mercato italiano
200.000.000 gli animali uccisi ogni anno in tutto il mondo per le pellicce

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Animalisti contro il Primo emendamento. Permessi i video di violenza sugli animali

Combattimenti tra cani

Combattimenti tra cani

La Corte suprema americana abolisce la legge che vieta la diffusione, creazione o vendita di rappresentazioni di crudeltà sugli animali. Combattimenti di cani compresi. Il presidente della Corte John G. Roberts Jr: “Non era nata per questo”

WASHINGTON — Gli animalisti ora daranno battaglia, questo è sicuro. Ma la Corte suprema americana ha deciso di abolire una legge che vietava la diffusione, creazione o vendita di video e altre rappresentazioni di violenze sugli animali. Combattimenti di cani compresi. Il presidente della Corte John G. Roberts Jr. ha infatti definito la legge federale in qustione “esagerata, sconvolgente e pericolosa”.

Il caso è scoppiato dopo la condanna di Robert J. Stevens, un autore e produttore di cortometraggi che è anche un esperto di pit-bull. I cani lottatori, la razza prescelta per i combattimenti o allevata a questo scopo. Stevens però, pur non avendo mai partecipato né tantomeno organizzato battaglie, ha venduto video sulle violente sfide tra cani e per questo è stato condannato a 37 mesi di prigione proprio in base alla legge federale del 1999.

I combattimenti e altre forme di violenza sono illegali da molto tempo in tutti e 50 gli Stati americani. La legge del ‘99 si applica a tutte le registrazioni video che rappresentano “animali viventi intenzionalmente menomati, mutilati, torturati, feriti o uccisi”. Non importa dove o quando sia stata fatta la registrazione, né se legalmente: per la legge federale la rappresentazione diventa illegale se il fatto è illegale nel posto dove poi viene venduta. Il presidente della Corte suprema ha fatto l’esempio della Columbia, dove la caccia è vietata. Per la legge federale lì sarebbero perseguibili anche i video o le riviste di caccia.

Per il governo queste rappresentazioni non godono della protezione del Primo emendamento. Ma il presidente della Corte suprema non è stato d’accordo. Per lui il Primo emendamento vuol dire che “il governo non ha alcun potere di toccare o restringere la libera espressione, e questo a prescindere dal messaggio, dalle idee, dal soggetto e dal contenuto”.

Nel farlo il presidente della Corte ha respinto ogni analogia con la diffusione della pornografia che coinvolga bambini o minori, fuori la protezione del Primo emendamento dal 1982. Nelle sue motivazioni ha spiegato che la legge federale fu stipulata nel 1999 soprattutto contro i video in cui gli animali venivano torturati per scopi erotici. Tacchi alti, piedi, donne dominatrici. Oscenità. Quando il presidente Bill Clinton firmò il progetto di legge, ne mise in evidenza i limiti cercando di istruire il dipartimento di giustizia a non ‘esagerare’ nell’allargare la sua applicazione oltre le torture a scopo erotico. Ma non è stato così e dall’entrata in vigore, la legge è stata per lo più utilizzata per limitare la diffusione di video di combattimento.

L’eccezione prevista che esclude dalla condanna il materiale che abbia valore “religioso, politico, scientifico, educativo, giornalistico, storico o artistico”, per la Corte non è abbastanza restrittivo. Su otto giudici, solo uno è stato contrario all’abolizione della legge. Samuel A. Alito Jr. ha detto che l’analisi della maggioranza si basa su ipotesi “stravaganti e assurde” e che serve solo a proteggere uno “spettacolo depravato”. E ora la parola passa agli animalisti.

Fonte

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Leggi nazionali rispettino norme Europee

CacciaLe leggi nazionali rispettino norme Europee
Bruxelles, 1 feb. (Apcom) – Alto là di Bruxelles all’Italia sulla nuova legge della caccia che, se definitivamente approvata, estenderebbe gli attuali limiti della stagione venatoria.

La portavoce del commissario europeo all’ambiente, Stavros Dimas, ha spiegato oggi a Bruxelles che, in fatto di regolazione della caccia, “tutte le leggi nazionali devono rispettare la legislazione europea per quanto riguarda le limitazioni” nei periodi di apertura e chiusura dell’attività venatoria, come prevede la direttiva sugli uccelli selvatici.

“La legge europea, con i limiti prevista dalla direttiva, viene prima; tutte le leggi nazionali devono adeguarsi”, ha detto ancora la portavoce Barbara Helfferich, ricordando anche che “se ci sarà una nuova legge in Italia bisognerà notificarla alla Commissione europea, che l’analizzerà per verificare che rispetti le norme Ue”.

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Carne di cane e gatto, Cina pronta allo stop

CaneUn disegno di legge intende vietarne il consumo e il commercio. Pena la reclusione

MILANO – Con l’indicazione «carne profumata» la pietanza a base di cani e gatti viene servita spesso e volentieri come specialità in Cina. Ciò è destinato a cambiare. Un disegno di legge, il primo e unico nel suo genere nella Repubblica popolare, intende infatti vietare il consumo e il commercio di carne di gatto e cane. Pena la reclusione.

LEGGEI cinesi dovranno probabilmente rinunciare in futuro alla pietanza tanto in voga nella Repubblica popolare. Chi verrà sorpreso a mangiare carne di cane o gatto dovrà pagare una multa di 5.000 yuan (500 euro circa) o, in alternativa, trascorrere 15 giorni in carcere, scrive il giornale Chongqing Evening News. È previsto un giro di vite anche per i punti di ristorazione e distribuzione: le società che commerciano con questo tipo di carne, rischiano pene pecuniarie dai 10.000 ai 500.000 yuan. Per ora si tratta solamente di un disegno di legge e non è ancora chiaro quando potrà essere approvato in via definitiva. Ciononostante, gli attivisti per i diritti degli animali parlano già di vittoria. La carne di cane, consumata in Cina almeno fin dai tempi di Confucio, è oggi ancora molto diffusa in molte regioni, nonostante le moltissime critiche che giungono soprattutto dall’Occidente che considera generalmente la carne di cane un piatto tabù.

ABITUDINI – La carne di gatto, invece, è ritenuta una vera e propria specialità nel sud del Paese. Ciò ha provocato mal di pancia agli ambientalisti che negli anni hanno protestato con blocchi stradali e fermato i viaggi su camion di migliaia di cani e gatti destinati alle grandi macellerie delle città. Utilizzata spesso in passato come un rimedio nelle situazioni di penuria alimentare, è stata in seguito apprezzata per il supposto beneficio alla circolazione del sangue e all’energia Yang, fino a diventare un piatto ricercato. L’ipotesi di un divieto in ogni caso ha scatenato vivaci discussioni su blog e forum cinesi. Il procuratore e ricercatore dell’Accademia delle scienze sociali Chang Jiwen ha cercato di rassicurare spiegando al quotidiano China Daily che «la legge non influenzerà le abitudini delle persone, visto che sono pochi coloro che ancora mangiano carne di gatto o cane». Oltretutto, la nuova legge aiuterebbe a revocare le limitazioni commerciali di molti prodotti animali dalla Cina. «I paesi occidentali, che hanno vietato le importazioni dalla Cina, fanno sempre riferimento al trattamento disumano verso gli animali», ha aggiunto Chang.

CONTRARI – Chang ha spiegato al Beijing News di essere convinto che il Congresso possa approvare la legge entro qualche anno. Tuttavia, le opinioni tra la gente sono discordanti: «Sono stato sommerso da centinaia di mail e telefonate, la maggior parte d’accordo con la nuova legge», ha sottolineato il procuratore. Le sue affermazioni si scontrano però con un recente sondaggio online per il quale il 63,2 per cento degli oltre 23.000 partecipanti ritiene «inopportuna» una simile legge. Nei vari blog e social network i contrari rivendicano poi la tesi che la carne di cane è un «piatto tradizionale» in Cina, consumato anche in altri Paesi asiatici. Inoltre, i tanti cani e gatti randagi che popolano le città costituiscono un problema a cui trovare rimedio: «Distruggono giardini e i loro versi disturbano – catturarli e mangiarli garantirebbe a molti cittadini notti tranquille».

Fonte: Il Corriere della sera

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