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Chihuahua toy

Chihuahua Toy

Chihuahua Toy

Per Chihuahua toy si intende un cane di costituzione più piccola del chihuahua normale. I chihuahua toy sono cani affetti da nanismo e perciò si ammalano molto facilmente e possono avere anche malformazioni interne, spesso di natura cardiache, infatti sono molto deboli di salute e di corporatura.

Con chihuahua toy o mini o teacup i profani intendono quindi un chihuahua vicino ai limiti inferiori del peso consentito, in effetti si tratta spesso di povere creature non completamente sviluppate, con caratteristiche derivate dal nanismo e problemi di salute connessi alla fragilità della struttura.

La maggior parte delle persone amano il Chihuahua toy perché è molto piccolo e bello. Tuttavia, è necessario tenere a mente che questo è un animale reale e non un giocattolo.

Il vantaggio di possedere un Chihuahua toy è che si ottiene tutto ciò che si vorrebbe in un cane meno il corpo di grandi dimensioni.

Il Chihuahua è bello e tanto amato, perché è molto piccolo. Tuttavia, questa caratteristica può essere controproducente. Se avete una casa piena di bambini e di altri occupanti un Chihuahua in giro potrebbero verificarsi per lui incidenti gravi. Basta poco a fargli del male o ad ucciderlo.

Questo cane appare molto piccolo e viene spesso scambiato per un giocattolo da ragazzini che nel loro desiderio di coccole e di compagnia potrebbero stringerli troppo o sedersi sopra di loro facendogli male o addirittura uccidendoli.

Ci sono alcuni aspetti negativi per le persone che possiedono o desiderano possedere un Chihuahua toy. Prima di tutto è molto fragile – non nella forza, ma nella sua vulnerabilità. E’ della dimensione di un gatto ma non è agile nemmeno la metà. E ‘molto facile trovarlo schiacciato a morte per errore. Per questo motivo, non si può avere un Chihuahua toy se si hanno bambini piccoli in casa.

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In Abruzzo molti cani sono colpiti da Leishmaniosi

Cagnolini

Cagnolini

Abruzzo a rischio leishmaniosi: in alcune aree della regione, soprattutto nel pescarese, circa il 10% dei cani è affetto da leishmaniosi, una malattia molto grave, in continua ascesa e che torna prepotentemente alla ribalta con l’arrivo della stagione calda. Una famiglia su 4 possiede almeno un cane, ma solo il 15% dei proprietari di cani, o di chi se ne prende cura, conosce la leishmaniosi.

Il livello d’informazione sulla malattia è piuttosto contenuto e, tra i pochi che la conoscono, soltanto una persona su tre sa che la leishmaniosi può essere trasmessa anche all’uomo. Sono i risultati di un’indagine di Doxa Pharma sul livello di conoscenza intorno alla malattia e sul grado di sensibilizzazione tra i proprietari di cani o di chi se ne prende cura.

La notorietà totale della leishmaniosi presenta poi forti differenze nelle diverse aree geografiche: in particolare risulta ben più nota nelle regioni del Centro e del Sud/Isole (59-60%) e meno nota al Nord-Est (38%).

Il ruolo del cane nella famiglia italiana è molto cambiato negli ultimi anni, diventando un vero e propro “compagno di vita“. Parallelamente all’allungamento della vita media dell’uomo, l’aspettativa degli animali è aumentata, addirittura raddoppiata, grazie anche alle maggiori attenzioni e alla qualità delle cure che i proprietari prestano ai loro cani.

Lo testimoniano anche i dati di mercato del settore ‘pet‘, un settore in controtendenza, in crescita malgrado l’attuale congiuntura economica. “Il rapporto Assalco del 2009 conferma il contributo del ‘pet’ alla ricchezza nazionale in termini di occupazione nel settore, di consumi che le famiglie riservano al proprio cane. E’ un settore ancora sano, non intaccato dagli effetti della crisi finanziaria e che conferma il trend in crescita degli anni precedenti”, afferma Paola Parenti, direttore di ricerca di Doxa Pharma.

Proprietari di cani, quindi, molto attenti alla salute del loro amico a 4 zampe ma, paradossalmente, inconsapevoli, nella maggioranza dei casi, della temuta leishmaniosi. Uno tra i metodi più efficaci per controllare la diffusione della leishmaniosi canina è applicare al cane un collare a base di deltametrina che si distribuisce sulla superficie dell’animale e impedisce la puntura dell’insetto vettore, il flebotomo o pappatacio per un periodo di 5 mesi.

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Pet Therapy

Pet Therapy

Pet Therapy

Che cos’è la Pet Therapy?

La nostra complessa società definisce , finalmente il cane non più come un soggetto passivo al quale dare affetto o da utilizzare, ma una figura attiva dal quale ricevere affetto.
La “Pet Therapy” non é una panacea, utile a risolvere tutte le malattie. Infatti non é sufficiente affiancare un animale a una persona sofferente per aspettarci il miracolo della guarigione. Una corretta applicazione della “Pet Therapy” non coinvolge solo un uomo e un animale, ma anche tecnici competenti del comportamento umano e quelli competenti del comportamento animale.
Quindi gli interventi di “Pet Therapy” dovrebbero essere monitorati da una équipe seria composta da medici veterinari, psicologi, medici, educatori, ecc.

La Pet Therapy è una pratica terapeutica che prevede l’impiego di animali (spesso di affezione ma non solo), come supporto per migliorare lo stato di salute di pazienti con problemi psico-fisici.
In genere abbiamo due campi d’applicazione denominati:
1) AAA = Attività Assistite da Animali che operano per migliorare la qualità della vita nelle quali ambito rientrano le attività ludiche e ricreative.
2) TAA = Terapie Assistite da Animali indirizzate verso programmi specifici che mirano al superamento del disagio psichico e fisico.
Dal punto di vista psicologico, la presenza di un animale migliora la vita di una persona diminuendo il senso di solitudine e la depressione poiché agisce come supporto sociale e dà degli imput che spingono alle attività (quotidiane) di cura, di accudimento verso se stessi e verso il proprio animale. Inoltre molti studi hanno dimostrato che l’iterazione essere umano-animale poiché fonte piacevole e rilassante di contatto, sicurezza e tranquillità, può avere un effetto significativo nella riduzione dello stress, dell’aumento della pressione arteriosa e dell’ansia.
Nel nostro paese non esiste ad oggi un protocollo di legge che regolamenti l’applicazione della PT; nonostante ciò, esistono numerose organizzazioni che operano in questa direzione con risultati soddisfacenti nel campo socio-sanitario. In Italia la PT ha ottenuto un suo dignitoso riconoscimento per la prima volta nel 1987, in occasione di un convegno interdisciplinare svoltosi a Milano sul tema “Il ruolo degli animali nella società moderna” nel quale studiosi ed esperti internazionali hanno messo a confronto le proprie esperienze.

A chi è rivolta la Pet Therapy?
La Pet Therapy è rivolta a tutti, indistintamente giovani o adulti, soprattutto se portatori di handicap o colpiti da qualche forma di disagio psicologico. Ma anche a chi è affetto da nevrosi ansiose e depressive, sindrome di Down, sindrome di West, autismo, demenze senili di vario genere e grado, patologie psicotiche, chi necessita di riabilitazione motoria come i malati di sclerosi multipla oppure chi proviene da lunghi periodi di coma.
I cani figurano come ottimi soggetti con pazienti con patologie di tipo cronico o con forme depressive, per la capacità di stimolare l’attività motoria e di indurre il gioco.

Finalmente anche in Italia si comincia a parlare seriamente della Pet Therapy. Nel giugno dei 1994 il Centro di Collaborazione OMS/FAO per la Sanità Pubblica Veterinaria di Roma interagendo con altre strutture, organizza il 1° corso informativo di “Pet Therapy” ed Ippoterapia. Quindi ci sono voluti ben tredici anni perché anche in Italia si riconoscesse la validità di tale intervento.
E’ certo ormai che la presenza di un animale migliora da un punto di vista psicologico la vita dell’individuo, “diminuendo la solitudine e la depressione, agendo da supporto sociale, dando un impulso alla cura di se stessi e diventando una fonte di attività quotidiane significative.
Gli animali possono diminuire l’ansia e predisporre una stimolazione dei sistema nervoso o, in altre parole, abbassare lo stress divenendo una fonte di contatto piacevole, una visione rilassante e una percezione di sicurezza e tranquillità.” (Friedmann & Thomas, 1985, Katcher & Friedmann, 1980).

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