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La displasia dell’anca nel cane

displasia dell'anca nel cane

displasia dell'anca nel cane

La displasia dell’anca rappresenta la principale patologia dell’articolazione coxo-femorale nel cane ed è la causa più frequente di osteoartrite a carico di tale articolazione. Si riscontra con incidenza variabile in differenti razze, prevalentemente in soggetti di taglia grande e gigante.
Le razze considerate più a rischio sono il Pastore Tedesco, il San. Bernardo, il Labrador, il Golden Retriever, il Rottweiler, i Bovari, i Mastiff e molti altri, senza escludere tutti i cani incrociati con razze predisposte.

La displasia dell’anca del cane è una malattia ad eziologia multifattoriale, nella quale fattori genetici predisponesti associati a fattori ambientali determinano l’insorgenza di un processo di rimodellamento e di successiva degenerazione articolare.

La somministrazione di diete ipercaloriche, iperproteiche, eccessi di integrazione con vitamine e sali minerali, possono influenzare negativamente lo sviluppo scheletrico.

La displasia ha esordio con una zoppia più o meno evidente a causa dell’attrito fra le due superifici articolari che provocano dolore. Prima di tutto il cane accuserà una zoppia saltuaria in particolar modo all’inizio dell’attività fisica, che andrà poi migliorando con il movimento.

La terapia può essere di tipo medico – conservativo, basata cioè sulla somministrazione di antinfiammatori, condroprotettori, agopuntura ecc. mirata a ridurre il dolore oppure di tipo chirurgico.

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Terranova

TerranovaMolte sono le ipotesi sulle origini di questa affascinante razza canina. C’è chi farebbe il Terranova (Newfoundland – Terre Neuve) discendere dai cani da orso introdotti in America dai Vichinghi. Un’altra teoria presume che sia un discendente del “Mastino del Tibet”, progenitore di tutti i molossoidi, arrivato in America attraversando lo Stretto di Bering, le isole Aleutine e l’Alaska insieme agli antenati degli indiani americani. Secondo questa ultima teoria dunque, il Terranova deriverebbe dal “grande cane nero” dei Sioux e degli Algonchini. Questo cane veniva impiegato nella caccia, per il traino, per la pesca e anche per la guardia. È molto probabile che entrambe le teorie siano valide, infatti il sangue dei cani importati dai Vichinghi si potrebbe essere successivamente incrociato con quello dei cani appartenenti alle popolazioni indiane locali, dando vita al progenitore dell’attuale Terranova, razza oggi molto diffusa, conosciuta e apprezzata. È una razza che affascina moltissimo e ottiene notevoli apprezzamenti. Eccellente cane da show. La razza è divisa in tre varietà a seconda del colore del manto: il nero, il marrone e il bianco con macchie nere.

Il cane di Terranova è massiccio, con tronco potente, ben muscoloso e ben coordinato nel movimento. La lunghezza del corpo dalla punta delle spalle alla punta delle natiche è più grande dall’altezza al garrese. Il corpo è compatto. Il corpo della femmina può essere leggermente più lungo e meno massiccio di quello del maschio. La distanza dal garrese al profilo inferiore del torace è leggermente più grande della distanza dal profilo inferiore del torace al suolo.
L’espressione del cane di Terranova riflette benevolenza e dolcezza. Dignitoso, gioioso e creativo, è conosciuto per la sua pura gentilezza e serenità.
Pelo doppio, impermeabile. Il pelo di copertura è di lunghezza media e dritto, senza alcun ricciolo. È ammessa una leggera ondulazione. Il sottopelo è morbido e fitto, più denso in inverno che in estate, ma sempre presente in una certa misura sul groppa e pettorina. Su testa, muso e orecchie, il pelo è corto e fine. Gli arti anteriori e posteriori sono frangiati. La coda è completamente ricoperta di un pelo lungo e denso che però non forma un drappo (senza frange cadenti). Poco raccomandata la toelettatura..
Colore: nero, bianco e nero, marrone.

Per il suo ottimo carattere, la gentilezza e gli anziani, il rifiuto ad azzuffarsi con gli altri cani, l’incondizionato affetto per l’uomo, ne hanno fatto un cane ricercatissimo anche per la vita in famiglia. Oggi fa parte delle unità di soccorso civile per interventi nelle acque dove nuota, unico cane, anche sott’ acqua. E’ molto mansueto e possiede un’ elevata sensibilità. E’ socievole, curioso tutte caratteristiche che ne fanno un cane sereno e stabile psichicamente. La sua dote più evidente è la grandissima docilità e di conseguenza una capacità di apprendimento davvero molto pronunciato. E’ possente ma allo stesso tempo agile ed elegante.

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Mastino Napoletano

Mastino NapoletanoIl Mastino napoletano è comunque il diretto discendente dell’antico Molosso romano. Mentre la razza andava estinguendosi in tutta Europa, in Campania l’allevamento continuava nonostante le insidie del tempo e delle guerre. Si può quindi af fermare che il Mastino napoletano vive in Campania da almeno duemila anni, anche se la sua prima apparizione ufficiale è del 1946 e il suo standard del 1949.

Nel corso della storia il Molosso napoletano è stato cane da guerra, combattente da circo, collaboratore della malavita e ausiliario.della polizia, cane da traino, da compagnia, da difesa personale. Oggi, se addestrato, può divenire un eccellente guardiano della casa e difensore della persona.

Il Mastino Napoletano rappresenta un vero “Monumento Vivente” nella moderna cinofilia. La sua ossatura potente, la sua mole impressionante e la sua testa, marcatamente segnata da profonde rughe, fanno subito capire quanta storia c’è nel suo passato. Con i suoi 75 centimetri di altezza al garrese ed i suoi 90 chili di peso, ha un aspetto molto fiero ed al tempo stesso di grande nobiltà.

Testa – Brachicefala – massiccia, cranio largo agli zigomi, corta. La lunghezza totale della testa raggiunge circa i 3 decimi dell’altezza del garrese, la lunghezza del muso deve raggiungere un terzo della lunghezza totale della testa.
In un cane di 70 cm. d’altezza al garrese, il cranio deve essere lungo 14 cm, e il muso 7 cm. La lunghezza totale della testa 21 cm.
La larghezza bizigomatica del cranio è superiore alla metà della lunghezza totale della testa ed è pressoché uguale alla sua lunghezza. L’indice cefalico totale ha un rapporto di circa 66. Le direzioni degli assi longitudinali superiori del cranio e dei muso sono fra loro parallele.
Pelle abbondante con rughe e pliche, di cui una tipica partente dall’angolo palpebrale esterno e discendente con convessità posteriore sino all’angolo labiale omologo.
Tartufo – Sulla stessa linea della canna nasale. Visto di profilo non deve sporgere sulla linea verticale anteriore delle labbra, ma la sua faccia anteriore si trova sul medesimo piano verticale della faccia anteriore del muso. Il tartufo deve essere voluminoso, con narici ben aperte e grandi, umido e fresco. La pigmentazione è in rapporto con il manto; nera nei neri, scura negli altri manti, marrone nel manto mogano.
Canna nasale – Rettilinea.
Per la lunghezza e la sua direzione in rapporto con l’asse del cranio vedi: Testa.
La sua larghezza, misurata alla metà della sua lunghezza, deve raggiungere circa il. 20% della lunghezza totale della testa e circa il 50% della lunghezza della canna nasale.
Labbra e muso – Le labbra sono di tessuto spesso, abbondanti e pesanti.
Le labbra superiori, viste dl fronte, determinano al loro margine inferiore e precisamente alla loro congiunzione, una “V” rovesciata, sono abbondanti e perciò la faccia anteriore del muso è ben sviluppata in altezza ed è inoltre ben sviluppata in larghezza. Inoltre, dato il parallelismo delle facce laterali del muso, la faccia anteriore deve presentarsi piatta e si ha quindi la quadratura del muso.
Il profilo inferiore laterale del muso è dato dalle labbra ed il punto più basso è dato non dalle labbra, ma dalla commessura labiale. La commessura labiale è accentuata e la sua mucosa ben visibile, cioè, la mucosa dell’occhiello dato dalla piega del labbro superiore con l’inferiore dev’essere scoperta.
Il profilo antero-inferiore laterale del muso presenta un semicerchio a corda abbastanza chiusa.
La lunghezza del muso corrisponde alla lunghezza della canna nasale.
La rima buccale è lunga in modo che la commessura labiale deve arrivare ad incontrare la perpendicolare calata dall’angolo esterno dell’occhio.
Mascelle – Robuste, ben sviluppate e con arcate dentarie perfettamente combaciantisi e cioè con gli incisivi della mascella superiore che sfiorano con la loro faccia posteriore la faccia anteriore degli incisivi della mandibola, (dentatura a forbice) o che le decorazioni terminali degli incisivi superiori siano in perfetta opposizione con quelle degli incisivi inferiori (dentatura a tenaglia).
Le branche della mandibola robustissime tendono al profilo ricurvo, specie nella loro parte posteriore.
Il corpo della mandibola deve essere ben sviluppato anteriormente e mai sfuggente si da formare quasi un sostegno o appoggio alle labbra inferiori alla loro congiunzione.
Denti bianchi, regolarmente allineati, completi per sviluppo e numero.
Depressione naso-frontale – La depressione naso-frontale, o stop – - ha i profili laterali che sono dati dalla confluenza delle porzioni anteriori delle ossa frontali, dai tratti aborali delle due ossa nasali e dai tratti superiori delle due ossa mascellari superiori.
La depressione naso-frontale deve presentare un angolo a circa 90° se considerata seni-nasale e da 120° a 130° se misurata naso-frontale.
Cranio – La sua lunghezza deve essere uguale ai 2/3 della lunghezza totale della testa e la larghezza bizigomatica raggiunge la propria lunghezza.
Le arcate zigomatiche sono marcate, si protendono, molto, all’esterno, offrendo una adeguata inserzione ai muscoli massetere e temporale.
Di forma sferoide visto di fronte; visto di profilo si avvicina a questa forma, eccetto nella sua parte aborale superiore cioè fra le inserzioni delle orecchie, che è piatta. I seni frontali sono molto sviluppati. La sutura medio frontale o metodica marcata.
L’apofisi o cresta occipitale pronunciata.
Orecchio – Piccolo in rapporto alla mole del cane, di. forma triangolare, inserito molto al di sopra dell’arcata zigomatica, se lasciato integro è pendente, piatto, aderisce alla guancia e alla regione parotidea e in lunghezza non deve sorpassare il margine della gola.
All’inserzione l’orecchio è leggermente saliente e poi cade bruscamente. Se l’orecchio è amputato viene tagliato quasi completamente e a punta in modo da formare un triangolo quasi equilatero.
Occhio – Le palpebre devono essere normalmente aderenti al bulbo oculare (né ectropio né entropio). Gli occhi, situati in posizione sub-frontale, sono bene distanziati uno dall’altro con rima palpebrale che tende al rotondo, e, a causa della pelle sopracciliare abbondante e non bene aperta, appare ovale. Il bulbo oculare è leggermente infossato. La pigmentazione dei margini palpebrali è nera, blu, marrone a seconda dei mantelli.
Il colore dell’iride in rapporto al colore più scura del mantello.
Collo – Corto, tozzo, muscolatissimo, la sua lunghezza misurata dalla nuca al margine craniale del garrese, è di circa 2,8/10 dell’altezza al garrese, il perimetro a metà della sua lunghezza è di circa gli 8/10 dell’altezza del garrese. Il margine superiore, nel terzo anteriore, è leggermente convesso; il margine inferiore è ricco di pelle lassa che forma la giogaia la quale non dovrà essere troppo abbondante e soprattutto non dovrà essere indivisa.
La giogaia ha inizio alle branche della mandibola e termina alla metà circa del collo.
Corpo – La lunghezza del tronco è superiore all’altezza al garrese del 10% misurata dalla punta della spalla (angolo scapolo omerale esterno) o dal manubrio dello sterno, alla punta della natica (punta posteriore dell’ischio).
Petto – largo, molto aperto, muscoli pettorali sviluppatissimi La sua larghezza, che è in ragione diretta di quella del costato, fra i suoi limiti laterali (margini supero-anteriori delle braccia) deve raggiungere il 40-45% dell’altezza al garrese.
Il manubrio dello sterno deve essere situato al livello della punta delle spalle.
Costato – Ampio, scendente fino al livello del gomito o leggermente più sotto – ben convesso a metà della sua altezza – il suo diametro trasversale va diminuendo leggermente verso lo sterno, senza formare però carena. Le coste sono lunghe, ben cerchiate, oblique, spazi intercostali ben estesi, le ultime false coste, lunghe, oblique e ben aperte.
La circonferenza del costato deve essere di circa Œ superiore all’altezza al garrese; misurata agli archi costali è di circa 10 cm. in meno, il suo diametro trasversale deve raggiungere almeno il 32% dell’altezza al garrese, la profondità deve raggiungere il 50-55% dell’altezza al garrese. L’indice toracico sarà rappresentato da un numero non superiore a 8, meglio se inferiore.
Regione sternale lunga, il suo profilo determina un semicerchio a corda molto larga che va rimontando leggermente verso l’addome e tendente alla linea retta.
Dorso – Il profilo superiore del dorso è retto ed il solo garrese si eleva su tale linea retta. li dorso è largo e la sua lunghezza è di circa il 32% dell’altezza al garrese.
Lombo e rene – Ben fusi con la linea del dorso, leggermente convessi visti di profilo e muscolatura ben sviluppata in larghezza.
La sua lunghezza è un po’ meno del quinto dell’altezza al garrese; la sua larghezza si avvicina alla sua lunghezza e sta come 14,5 a 16.
Ventre e fianchi – Il profilo inferiore del ventre, dal profilo dello sterno è pressoché orizzontale. I fianchi devono essere quasi pari in lunghezza alla regione lombare. Il ventre si presenta voluminoso e l’incavo del fianco deve essere minimo.
Groppa – La groppa., che prolunga all’indietro la linea convessa del lombo, deve essere larga, robusta, muscolosa, perciò il diametro trasversale tra le due anche deve raggiungere 1,5/10 dell’altezza al garrese.
Le anche devono essere salienti da arrivare alla linea superiore del lombo.
La sua lunghezza è pari a 3/l0 dell’altezza al garrese; è avvallata e la sua inclinazione, considerando la linea che congiunge l’angolo anteriore esterno dell’ileo con la tuberosità ischiatica, rispetto all’orizzontale, è di 30 gradi circa.
Organi sessuali – Perfetti, completi, e uguale sviluppo dei due testicoli che devono essere contenuti nello scroto.
Coda – La coda si inserisce alla groppa con larga base; grossa alla radice, robusta, va leggermente affusolandosi verso l’estremità.
Il portamento della coda, quando il cane è in riposo, deve essere a scimitarra, cioè pendente per i primi due terzi e leggermente ricurva nel terzo inferiore. Non è mai portata a candela o arrotolata sul dorso, ma orizzontale o poco più alta del dorso quando il cane è in azione. La sua lunghezza raggiunge o sorpassa di poco la articolazione del garretto. Viene amputata a circa 2/3 della sua lunghezza.
Spalla – La spalla deve essere lunga, leggermente inclinata, fornita di muscoli lunghi, ben sviluppati e nettamente divisi gli uni dagli altri, libera nei movimenti.
La sua lunghezza è di circa 3/10 dell’altezza al garrese. La su inclinazione è di 50°.60o sull’orizzontale.
Rispetto al piano mediano del corpo le punte delle scapole sono poco avvicinate fra di loro e tendono piuttosto alla verticalità rispetto, a tale piano.
Braccio – Il braccio, ben saldato al tronco nei suoi 3/4 superiori, come la spalla deve essere fornito di muscoli forti, netti e ben sviluppati. La sua obliquità è di 55-60 gradi sull’orizzonte e la sua lunghezza è circa il 30% dell’altezza al garrese.
La sua direzione è quasi parallela al piano mediano del corpo.
Avambraccio – Presenta una linea retta verticale, grande ossatura. La sua lunghezza è quasi uguale alla lunghezza del braccio. La scanalatura carpio-cubitale deve essere evidente.
L’altezza dell’arto anteriore al gomito e’ di 5,2/10 dell’altezza al garrese.
I gomiti coperti di pelle abbondante e rilassata debbono trovarsi su un piano parallelo al piano mediano del corpo – e perciò i gomiti non debbono essere troppo serrati alla parete del costato eliminando il cavo ascellare (i cosiddetti gomiti chiusi) e neppure deviati all’infuori (volgarmente detti gomiti aperti). La punta del gomito deve trovarsi sulla perpendicolare calata dall’angolo caudale della scapola.
Carpo – Sulla linea verticale dell’avambraccio ben largo, asciutto, liscio esente da rilievi ossei visibili, eccetto al suo margine posteriore ove trovasi sporgente l’osso pisiforme.
Metacarpo – I metacarpi devono essere piatti dall’avanti all’indietro e visti di fronte devono seguire la linea verticale dell’avambraccio. Visti di profilo i metacarpi devono essere alquanto stesi, circa di 70-75 gradi.
La sua lunghezza non deve essere inferiore al sesto dell’altezza di tutto l’arto al gomito.
Piede – Di formato rotondo e voluminoso a dita ben unite fra di loro e arcuate, le suole asciutte e dure, pigmentate. Unghie forti ricurve e pigmentate.

E’ la razza più indicata per la difesa della proprietà. Il Mastino Napoletano è un cane da guardia al quale è possibile assegnare in custodia un qualsiasi territorio, certi che lo proteggerà e non ne varcherà mai i confini e certi che nessuno potrà mai penetrare nella sua zona di dominio. Potrebbe essere definito una “sentinella armata”.
Allo stesso tempo è un cane affettuoso e struggente con le persone alle quali è affezionato, con il proprio padrone e la famiglia che lo accoglie. Il mastino non deve mai essere abituato ad attaccare o a difendere perché si confonderebbe la sua vera natura. Pertanto non sono vere le storie che vengono raccontate sulla razza; se si rispetta la sua natura caratteriale lui non attaccherebbe mai senza una giustificazione precisa.

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